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Quando la pietra incontra la corda nelle sculture di Peter Brooke-Ball

Di Viola Morelli ·

La pietra resta immobile. Basta una corda a rendere meno tranquillo il nostro modo di guardarla. Nelle sculture di Peter Brooke-Ball il legame attraversa la materia e suggerisce domande che riguardano anche il corpo.

Illustrazione editoriale di pietra e corda, non una scultura di Peter Brooke-Ball.

Una superficie levigata, una fibra che la percorre, un nodo. Davanti a questi elementi si può avere l’impressione di assistere a qualcosa, benché nulla si muova. Il peso appartiene alla pietra; la tensione nasce dal rapporto con ciò che la avvolge. È su questa relazione che vale la pena fermare lo sguardo, prima di cercare una storia da attribuirle.

Una fibra morbida incontra la pietra

Brooke-Ball lavora con pietra, legno, metalli morbidi, pelle e corda, come documenta la sua scheda presso la Royal Society of Sculptors. Nella galleria dell’artista, i materiali sono indicati accanto alle opere. Captured Thought associa marmo Turkish lilac e corda; Resolved, datata 2021, riunisce travertino e corda di cotone su una base di scisto e arenaria. In Bound Heart il legno di quercia prende il posto della pietra.

Queste differenze invitano a osservare ogni lavoro per ciò che è. Il colore della superficie, il suo volume e il percorso della fibra modificano la lettura. Anche il titolo introduce una possibilità: un pensiero trattenuto, un cuore legato. Rimane però uno spazio fra le parole e l’oggetto, ed è lì che lo spettatore può trovare la propria interpretazione.

Trattenere può voler dire custodire

Nella presentazione pubblicata da on form, Brooke-Ball spiega il ricorso alla corda attraverso tre idee: il materiale morbido che definisce quello duro, il desiderio di custodire un pensiero prezioso e la possibilità di collegare fisicamente elementi separati. È una chiave di lettura che rende il vincolo più ambiguo di quanto appaia a un primo sguardo.

Una legatura può suggerire costrizione; qui l’artista vi riconosce anche il tentativo di conservare qualcosa. Le due letture possono restare vicine. Guardando l’opera, possiamo chiederci se la corda stia difendendo una forma o limitandola. La domanda appartiene alla nostra esperienza della scultura, senza bisogno di trasformarla in una risposta valida per tutti.

Che cosa riconosciamo dello shibari

Per una rivista interessata allo shibari, il richiamo è comprensibile. Una linea avvolge un volume e ne ridisegna il contorno: il nostro sguardo può riconoscervi un’eco del corpo legato. Questa è una lettura editoriale, non un’appartenenza al BDSM dichiarata dall’artista.

La distinzione conta. Una scultura permette di proiettare sulla materia immagini di abbandono, resistenza o protezione. Una persona porta con sé volontà, limiti e possibilità di interrompere. Il passaggio dall’arte a una relazione reale richiede di riconoscere quella differenza, senza trattare il corpo come un oggetto al quale assegnare una posa.

Seguire una corda, senza cercare subito una risposta

Un modo concreto per avvicinarsi a queste sculture è confrontare due lavori prima di leggerne i titoli. Si può partire dalla superficie: una fibra ruvida accanto a una forma levigata attira l’attenzione sul punto di contatto. Poi seguire il percorso della corda, verificare se unisce parti distinte o torna sullo stesso volume. Infine leggere il nome dell’opera e chiedersi quanto abbia cambiato la prima impressione.

È un esercizio di osservazione che interessa anche chi cerca nella legatura un linguaggio visivo. Il nodo smette per un momento di essere il protagonista; diventano importanti le distanze, il peso apparente, il rapporto fra una linea e ciò che la circonda. Nella moda, quella stessa linea deve confrontarsi con un corpo che si muove. La rilettura di Tra le corde di Bianca porta la domanda dalla scultura all’abito.

Si può allora tornare alla pietra e guardarla più lentamente. Seguire la corda fino al punto in cui scompare dietro il volume, osservare dove cambia direzione, lasciare in sospeso il significato del nodo. A volte un’opera trattiene soprattutto questo: qualche minuto della nostra attenzione.

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