# WAXCHICK e il corpo femminile nello spazio pubblico

URL originale: https://www.ropespace.org/waxchick-vasilisa-forbes/

Autrice / autore: Viola Morelli

Pubblicato: 2026-10-01T13:39:32+00:00

Aggiornato: 2026-10-01T13:39:32+00:00

Categorie: Arte e moda

Argomenti: Cultura del corpo, Vasilisa Forbes, WAXCHICK

**Latex rosso, una posa da tavolo, il corpo di una donna ingrandito su un cartellone di Shoreditch. WAXCHICK entra nella strada con il linguaggio della pubblicità e lascia affiorare ciò che quel linguaggio tende a nascondere: il potere di chi costruisce un'immagine e di chi la guarda.**

![Vasilisa Forbes in abito rosa lucido, con un fenicottero rosa sulle spalle e uno sfondo rosa.](https://www.ropespace.org/wp-content/uploads/2026/10/waxchick-vasilisa-forbes-ritratto-rosa.jpg)Vasilisa Forbes, *WAXCHICK*. Fonte: [Dazed](https://www.dazeddigital.com/artsandculture/gallery/19792/5/waxchick-archive).La donna è anche l'autrice. **Vasilisa Forbes** mette se stessa davanti all'obiettivo, costruisce un personaggio e lo espone in uno spazio che appartiene abitualmente ai marchi. La superficie brillante, la postura e il richiamo all'immaginario fetish promettono una lettura immediata. Basta soffermarsi sulla figura, però, perché quella sicurezza cominci a incrinarsi. Il personaggio appare disponibile allo sguardo e insieme consapevole di averlo attirato.

Il progetto prende forma tra autoritratto, fotografia e film. Annin Arts commissiona il lavoro nel 2014; nel maggio successivo [Dazed racconta i cartelloni londinesi di WAXCHICK](https://www.dazeddigital.com/photography/article/24771/1/the-story-behind-londons-eye-popping-new-bdsm-billboards). Intorno alla serie si costruiscono esposizioni, incontri e proiezioni. Il suo filo resta il corpo femminile trasformato in immagine pubblica, con tutta la tensione che emerge quando chi è rappresentata sceglie di firmare anche la rappresentazione.

Prima del rosso, una ricerca fatta di contrasti
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La brillantezza di WAXCHICK è una scelta dentro un percorso visivo più ampio. In un'[intervista a OZON del febbraio 2014](https://en.ozonweb.com/interview/vasilisa-forbes-schizophrenic-silence), Forbes parla di lavori cupi e monocromatici accanto a serie grafiche, aggressive e molto colorate. Descrive una pratica che alterna intenzione e processo: alcune immagini nascono da un'esperienza emotiva, altre dal desiderio di osservare come le persone attraversano la cultura contemporanea. Fotografia, collage e possibilità di trasformare un'immagine in un'installazione appartengono già a quella ricerca.

Questo antecedente aiuta a leggere il personaggio senza fermarsi alla sua superficie. La lucidità del latex, la posa studiata e la forza dei colori fanno pensare a un'immagine commerciale compiuta. Dietro quella compattezza c'è invece un'artista interessata alle frizioni tra linguaggi: il ritratto che può diventare ambiente, l'emozione privata che può prendere una forma pubblica, la figura costruita con precisione che resta disponibile a interpretazioni diverse.

WAXCHICK concentra tali possibilità in un'immagine facile da riconoscere. La ripetizione del personaggio dà continuità alle opere; le variazioni di posa, situazione e spazio ne modificano il tono. Un'identità visiva forte permette alla serie di muoversi tra luoghi diversi senza perdere il proprio volto. È anche il primo punto di contatto con il mondo dei marchi che il progetto intende interrogare.

![Vasilisa Forbes seduta con corsetto bianco e rosa e calze bianche davanti a uno sfondo rosa.](https://www.ropespace.org/wp-content/uploads/2026/10/waxchick-vasilisa-forbes-corsetto-bianco.jpg)Vasilisa Forbes, *WAXCHICK*. Fonte: [Dazed](https://www.dazeddigital.com/artsandculture/gallery/19792/7/waxchick-archive).Un tavolo tra la Royal Academy e Shoreditch
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La posa che apre questa storia ha un riferimento preciso: le figure-arredo di **Allen Jones**, tra cui *Hatstand*, *Table* e *Chair*, opere del 1969. La [retrospettiva alla Royal Academy of Arts](https://www.royalacademy.org.uk/exhibition/allen-jones-ra), aperta dal 13 novembre 2014 al 25 gennaio 2015, ripercorre la carriera di Jones attraverso le figure-arredo, le grandi sculture in acciaio, i dipinti e gli storyboard usati per progettare le composizioni.

Le figure trasformate in mobili condensano un rapporto immediatamente leggibile tra corpo e funzione. Il nome dell'oggetto stabilisce l'uso; la forma umana continua a essere riconoscibile dentro quell'uso. L'attrazione visiva si intreccia così con una relazione di potere, perché la persona rappresentata sembra diventare qualcosa a disposizione di un'altra persona.

Forbes riprende la posizione del tavolo e la interpreta con il proprio corpo. *Wax Woman as Table* compare su un cartellone digitale di Shoreditch in occasione della mostra di Jones. L'opera esce quindi dal riferimento museale per entrare nel paesaggio della città. Il confronto attraversa anche due condizioni di visione: lo spettatore che cerca un'opera dentro una mostra e il passante che la incontra mentre fa altro.

Nel tavolo di WAXCHICK la donna tiene insieme il ruolo della figura e quello dell'autrice. La posa richiama un corpo utilizzabile; la decisione di mettersi in posa introduce una volontà. Questa sovrapposizione impedisce una lettura tranquilla. L'immagine può essere riconosciuta come gesto di appropriazione, oppure tornare a somigliare a ciò che intende mettere in discussione.

La forza del confronto sta proprio nella sua scomodità. Un cambio di autorialità modifica il processo creativo, ma non cancella automaticamente la storia della forma scelta. Il tavolo continua a portare con sé un immaginario di servizio e disponibilità. Forbes lo attraversa dall'interno, lasciando visibile il conflitto tra la libertà del gesto e le associazioni che la posa suscita.

Il personaggio e la donna che lo costruisce
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Nel [colloquio con Creativepool del gennaio 2016](https://creativepool.com/magazine/inspiration/focal-point-vasilisa-forbes-of-waxchick.7416), Forbes collega WAXCHICK alla propria frustrazione verso l'industria commerciale. La ricerca riguarda il modo in cui le donne vengono stilizzate e presentate nella pubblicità e nella cultura pop. Tra i riferimenti discussi compaiono Jones e Guy Bourdin. Forbes insiste sulla propria presenza nel processo: dirige il lavoro, lo promuove e vi partecipa come performer, usando il proprio corpo.

Ne nasce una figura che può essere guardata da due distanze. Da lontano è un personaggio dai codici netti, simile a una pin-up costruita per attirare attenzione. Da vicino emerge la scelta dell'artista di affidare a quella figura un discorso sulla rappresentazione. Il volto e il corpo diventano materiali di un lavoro che include la posa, l'inquadratura e il contesto in cui la fotografia viene fatta circolare.

L'autoritratto aggiunge anche una dimensione di esposizione personale. L'artista consegna al pubblico la propria immagine e, attraverso il personaggio, stabilisce una distanza da se stessa. La costruzione visiva può apparire sicura, quasi impermeabile, mentre la sua ricezione rimane imprevedibile. La figura funziona come una maschera riconoscibile; dietro la maschera resta una persona che riceve le reazioni al lavoro.

Per questo la parola autonomia, applicata alla serie, richiede attenzione. La possibilità di scegliere una fotografia riguarda chi la produce. La possibilità di interpretarla appartiene anche a chi la incontra. WAXCHICK rende visibili entrambe le forze, senza farle coincidere. L'atto creativo può essere intenzionale e preciso, mentre il risultato continua a spostarsi nell'incontro con lo sguardo altrui.

![Vasilisa Forbes seduta su una sedia dorata, con costume rosa e oro davanti a uno sfondo rosso.](https://www.ropespace.org/wp-content/uploads/2026/10/waxchick-vasilisa-forbes-fondo-rosso.jpg)Vasilisa Forbes, *WAXCHICK*. Fonte: [Dazed](https://www.dazeddigital.com/artsandculture/gallery/19792/9/waxchick-archive).La strada guarda, reagisce, contraddice
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A Dalston, *Here For Your Every Need* porta la serie sulle fermate degli autobus. Dazed racconta reazioni contrastanti ai lavori: apprezzamento per la critica all'oggettificazione, accuse di volgarità, perfino la scritta «SEXIST» su un manifesto. L'articolo riferisce anche il tentativo di censurare una delle immagini, pur in assenza di nudità. La ricezione entra così nella storia di WAXCHICK, accanto alle intenzioni dell'artista.

Il cartellone è un luogo particolarmente esposto a questa frizione. L'immagine occupa una superficie pubblicitaria, condivide lo spazio con altri messaggi e arriva a persone che possono dedicarle tempi di attenzione molto diversi. Il lavoro può perdere parte del proprio contesto, ma guadagna un confronto diretto con l'ambiente che prende di mira.

Una galleria offre al visitatore una cornice di lettura; la strada concede meno protezione. Il cartellone viene visto attraverso abitudini già formate davanti a molte altre immagini commerciali. Una figura in latex può essere riconosciuta rapidamente come provocazione, seduzione o promessa. La critica passa quindi attraverso gli stessi meccanismi di riconoscimento che vorrebbe rendere meno automatici.

Nel febbraio 2016 il progetto torna a Bethnal Green. La [scheda di Outdoor Billboard Display su ArtRabbit](https://www.artrabbit.com/events/waxchick-outdoor-billboard-display), inserita da Forbes, annuncia l'ottavo cartellone al 462–464 di Bethnal Green Road, dal 1° al 15 febbraio. Il periodo che precede San Valentino entra nella presentazione del lavoro come occasione per discutere consumo, pubblicità e gratificazione personale. Sono annunciati anche eventi e performance nell'area.

In quella presentazione WAXCHICK è descritto come un personaggio pubblico capace di rifare annunci e occupare cartelloni per parlare del culto dell'icona e del marchio. Il calendario commerciale diventa parte dell'intervento. L'immagine si colloca nel momento in cui la città mette in circolazione messaggi sul desiderio e sull'acquisto, e ne usa lo spazio per aprire una tensione.

La pin-up, il marchio e la fotografia di sé
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La riflessione sul personaggio si sviluppa nell'[intervista a ITCHY SILK del febbraio 2017](https://itchysilk.com/vasilisa-forbes-female-misoygyny-andy-warhol-self-exploration-and-more/). Forbes parla di un'identità che assume la forma di un marchio: una pin-up artificiale, lucida, colorata e sessualizzata. Rosso, giallo e blu appartengono alla costruzione di questa presenza. Il personaggio richiama il mondo commerciale anche nel modo in cui concentra e rende riconoscibili i propri segni.

Un colore deciso permette all'immagine di essere individuata prima che sia compresa. La compattezza del personaggio sostiene quella prima lettura: una figura riconoscibile, un'identità che sembra già confezionata. Nel progetto si può leggere una tensione tra il desiderio di essere visibili e la disponibilità a diventare una forma facilmente consumabile.

![Dettaglio del costume di Vasilisa Forbes con scritte, elementi metallici e catene davanti a uno sfondo giallo.](https://www.ropespace.org/wp-content/uploads/2026/10/waxchick-vasilisa-forbes-costume-giallo.jpg)Vasilisa Forbes, *WAXCHICK*. Fonte: [Dazed](https://www.dazeddigital.com/artsandculture/gallery/19792/3/waxchick-archive).Le immagini *self your body*, discusse nella stessa intervista, introducono l'autoritratto e il selfie. Forbes considera la possibilità di fotografare il proprio corpo come uno strumento di autonomia, il cui significato cambia secondo l'immagine prodotta e l'uso che se ne fa. La figura può essere costruita da chi la abita e continuare a risentire di modelli riconoscibili e condivisi.

È il punto in cui WAXCHICK incontra una questione più intima. Preparare una fotografia di sé significa decidere che cosa rendere visibile, ma anche scegliere una forma attraverso cui essere letti. Alcuni elementi possono offrire protezione, altri esporre; una posa può restituire sicurezza e insieme irrigidire una persona dentro un ruolo. L'immagine conserva soltanto una parte di quella scelta.

La serie permette di osservare questo passaggio senza scioglierlo in una celebrazione semplice dell'autoritratto. Il personaggio appare padrone della propria presenza e, nello stesso tempo, costruito con un repertorio di segni che circola ben oltre la volontà individuale. L'identità diventa una superficie sulla quale si incontrano intenzione, desiderio e riconoscimento.

Un club, un film, una stanza di proiettori
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WAXCHICK cresce anche attraverso luoghi in cui il pubblico può incontrare opere e persone insieme. Il 29 e 30 aprile 2015, al Library Members Club di Covent Garden, la [presentazione di WAXCHICK Take II](https://www.artrabbit.com/events/waxchick-take-ii) annuncia un evento immersivo e un private view. Art Naked lavora con Polyester Magazine, Hungry Eye Journal e Ligature Magazine; il programma mette al centro la sessualità delle donne nell'arte e nella cultura contemporanea, con opere di giovani artiste.

La scheda associa al progetto fotografia, moda, performance, film, video e installazione. WAXCHICK entra così in un ambiente di confronto tra discipline. Il corpo che sul cartellone appariva come presenza isolata viene collocato accanto ad altre ricerche e dentro un incontro curato. Alla forza della singola figura si aggiunge la possibilità di leggere il lavoro come parte di una conversazione.

Nel [diario dell'artista](https://vasilisa.tv/NEWS-LATEST-copy), il Library Members Club compare anche nel racconto di *WAX LIVE*, con la presentazione del film e un'esperienza immersiva. Le annotazioni conservano tracce dei cartelloni, degli eventi e delle immagini della serie. Sono frammenti di un lavoro pensato per passare da una superficie all'altra, mantenendo il personaggio al centro.

Nel marzo 2016 arriva un'altra cornice. Su [i-D, Lily Bonesso presenta una mostra BYOB](https://i-d.co/article/byob-the-exhibition-projecting-digital-art-worldwide/), prevista per il 19 marzo a Platform, Southwark. La sigla significa *Bring Your Own Beamer*: gli artisti portano proiettori e condividono uno spazio di esposizione. La selezione comprende la serie WAXCHICK, descritta attraverso la sua indagine sulla rappresentazione delle donne nella pubblicità.

Il passaggio alla proiezione cambia la materia dell'incontro. Una fotografia esposta sulla strada ha una superficie e una collocazione; l'immagine proiettata entra nella stanza come luce, accanto ad altri lavori. Il pubblico può fermarsi, cambiare posizione, seguire la durata dell'opera. Queste differenze aiutano a comprendere l'estensione del progetto oltre la sua immagine più nota.

Il desiderio e lo sguardo, oltre il cartellone
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La ricerca sul corpo e sul desiderio continua nel percorso di Forbes. La [residenza a FieldWorks Dance del settembre 2022](https://www.fieldworksdance.co.uk/vasilisaforbes) presenta *Beyond Desire*, progetto di un cortometraggio su vergogna, tradimento e desiderio femminile. La protagonista, Alia, cerca una voce dentro relazioni attraversate da squilibri di potere. Il profilo della regista ricorda anche il film WAXCHICK e le sue presentazioni a LSFF, East End Film Festival e ICA.

In *She Masters*, la serie di ritratti realizzata con Tom Medwell e presentata nella [selezione AFPA per Art Miami Week 2024](https://afpagallery.com/section/535031-Vasilisa%20Forbes%20-%20She%20Masters.html), il riferimento cambia. Le opere guardano alle pittrici del Barocco, tra cui Artemisia Gentileschi, Elisabetta Sirani e Lavinia Fontana. La presentazione della serie propone ritratti in cui lo sguardo della persona fotografata restituisce una storia, oltre alla funzione di musa o modello. Tra i titoli esposti compaiono *Artemisia* e *Susanna*.

Il confronto con WAXCHICK rende leggibile una continuità di interesse attraverso forme differenti. Il personaggio lucido del cartellone concentrava la figura in pochi segni forti; il ritratto ispirato alla pittura invita a sostare davanti a una presenza e alla sua storia. Entrambi permettono di discutere il rapporto tra la donna rappresentata e il linguaggio che la rappresenta.

![Vasilisa Forbes accovacciata davanti a uno sfondo blu, con maglia blu, gonna bianca e scarpe nere.](https://www.ropespace.org/wp-content/uploads/2026/10/waxchick-vasilisa-forbes-fondo-blu.jpg)Vasilisa Forbes, *WAXCHICK*. Fonte: [Dazed](https://www.dazeddigital.com/artsandculture/gallery/19792/6/waxchick-archive).WAXCHICK resta particolarmente incisivo nel punto in cui questa discussione incontra la città. Il corpo in latex occupa il posto di un messaggio commerciale e trasforma la posa in un gesto pubblico. La sua autrice entra nell'immagine e continua a esserne responsabile fuori dall'inquadratura, mentre il personaggio viene guardato, riconosciuto e talvolta contestato.

A distanza di anni, è quella doppia presenza a dare forza alla serie. Il tavolo conserva la memoria di una forma che rende il corpo utilizzabile; l'autoritratto vi introduce una persona che ha scelto di costruire la figura. Sul cartellone le due letture rimangono vicine, senza pacificarsi. La superficie brillante attira lo sguardo, e sotto la superficie continua a muoversi la volontà di chi l'ha creata.
